Istruzioni di navigazione
Istruzioni per la navigazione
Clicca e trascina con il mouse per spostarti sull’area espositiva. Puoi anche usare la rotellina del mouse per scorrere in verticale. Cliccando sulle immagini o sui testi puoi ingrandirli.
Immagini
Cliccando l'immagine o il testo si ingrandira a tutto schermo.
“Cercandoci nella montagna”
Immagini da Piaggiabella, campo GSP 2025
Andrea Gobetti GSP -parole
Andrea Moretti GSP – foto
partecipanti al campo:
Agostino Cirillo
Alberto Gabutti (Lucido)
Alessandro Monaci
Alessandro Valsuani (Barila)
Alessia Calcagno
Alessio Verolino
Alex Nicoletti (Il Gatto)
Andrea Benedettini (Abì)
Andrea Gobetti
Andrea Moretti
Anna Cicconetti
Arianna Paschetto
Arthur Chambry
Carla Moreno
Chiara Giovannozzi
Chiara Prodi
Claudia Jacopozzi
Cristian Monticone (Lazzaro)
Dario Nicoletti
Enrico Troisi
Erika Friburgo
Federico Cervino
Francesco Russo
Fulvio Boano
Gianluca Ricci
Giovanni il pastore
Giulia Rosso
Giuliana Celentano
Gregorio Tibone
Igor Cicconetti
Iko Faggion
Jacopo Chiarva
Jacopo Elia
Jerba Canepazzo
Letizia Silicani
Lorenzo Cicconetti
Lorenzo Menta
Lorenzo Ricca
Lorenzo Scialò
Luca Calcagno
Luca Cicconetti
Luca Morgantini
Luca Traversone
Luisa Besenval
Marco Bertana
Marco Capra
Marco Marovino
Mariasole Tardivo
Martina Di Benedetto
Matilde Francesci
Matteo Tosetto
Nicole Da Porto
Otman Zidany
Patrizia Marengo
Pietro Cervini
Riccardo Crosetto
Roberto Pettirossi
Ruben Ricupero
Salvatore Iannelli
Samuele Dileo
Sara Filonzi
Sara Ricupero
Sofia Ricupero
Thomas Pasquini
Tommaso Blanchetti
Valentina Bertorelli
Cercandoci nella montagna
Immagini da Piaggia bella, campo GSP 2025
cortometraggio
“Cercandoci nella montagna”

C’era una volta un campo, in quella piaggia detta bella perché c’è più acqua lì che in tutto il resto del massiccio.
All’ombra della montagna chiamata Ciam Balaù perché ci ballano le streghe i nostri maestri trovarono tanto cielo di tenebra da poter umiliare la più sfrenata fantasia. Buio puro, ancestrale, inesplorato.
Se ne sbronzarono oltre il limite del conosciuto.
Il campo diventò una capanna.
Al tempo della follia, Ho Van, imperatore pazzo, per far uscire gli uomini dalla medesima e spiegare al mondo la fisica quantistica scagliò dieci milioni di esseri: donne , uomini e animali contro la montagna che occupava il suo orizzonte; sembra che solo in sette, forse settasette siano usciti dall’altra parte.
Da essi furono generati gli speleologi.
Che dici vecchio? Perchè non t’alzi dalla panca?
In certi posti, il piacere d’esserci stato è pari solo alla gioia di non doverci più ritornare.
All’entrata non c’è scritto “Per me si va tra la perduta gente, per me si va tra l’eterno dolore…” ma neanche: “Benvenuto al parco avventura!”. Già è fortuna che non c’è da pagar biglietto e che nessuno ci abbia scritto: “ La speleologia rende liberi”.
Stasera ci scendiamo a teatro.
E’ infettivo il mondo inesplorato.
Il contagio incombe , penzola dai muri travestito da rilievo, si sparge dal fango davanti alla porta e nel magazino della Capanna. Ce n’è sulle tute e i caschi. Segna le molte mani protese su piatti e bicchieri. Difficile che te la cavi.
A tavola ne girano di tutte, c’è chi è stato alla Cengia dell’Un che Sa e chi al Sifone del Solai; girano i bicchieri attorno al Bag-in-Box pieno e gira lui attorno al tavolo quando diventa leggero. C’è chi ha tirato fuori una manza da un buco e chi ha messo un manzo in una buca.
“Omnia brodet” sorridono i cuochi, tutto fa brodo.
Se le grotte sono state la prima casa dell’uomo la Capanna Saracco Volante a Piaggia Bella é stata la prima casa degli speleologi. Qui non importa da dove vieni, o di che gruppo eri, tanto ti rubano lo stesso.
Il Colle del Pas deve il suo nome a un palo, un Pà appunto, che c’era piantato sopra.
Ma perché non mentire e darci radici di greco antico dove pas, pasa, pan vogliono dire il TUTTO?
Cosa manca infatti nella Voragine del Pas? Cosa può cercare e non tovare uno spelelogo?
Non c’è mai stato uno specchio in Capanna, qui a nessuno importa la faccia che si mostra al buio. L’altr’anno però è arrivata una porta nuova. Che fai sabato e domenica, pare che non prometta bel tempo. visti è assai più importante che vedere, lo scopre sulla porta.
Se passavi da Piaggia Bella, ma non sapevi ancora andare in grotta, diventavi Zombie: uno che è vivo soltanto finchè c’è qualcun altro che lo riporta fuori. Eri bersaglio di nessun diritto e di molti rovesci. L’unica via d’ emancipazione stava nel Giudizio di Dio: sopravvivere contro ogni pronostico alla tua conclamata ignoranza.
Se dici di soffrire di claustrofobia e parcheggi sotto terra sei un bugiardo,
altrettanto se vai sulle autostrade e sui treni: é pieno di gallerie quel mondo, hanno mangiato molta più carne umana di qualsiasi grotta.
Ma cos’altro vuoi dire a uno speleologo pur di sentirti più bello o più furba?